Ginnastica per anziani: perché è fondamentale?

L’attività fisica è importantissima in ogni fase della nostra vita ma spesso, in età avanzata, comincia ad essere trascurata, per tutta una serie di motivazioni. 

Ma a cosa serve la ginnastica per anziani?

Spesso usiamo la vecchiaia come scusa per non svolgere nessun tipo di attività fisica, dimenticandoci del fatto che muoversi nel modo giusto è l’unica arma che abbiamo contro tutti quegli sgradevoli sintomi che fanno capolino proprio con l’avanzare dell’età.

Gli scopi principali della ginnastica per anziani sono:

  • Migliorare la circolazione
  • Rinforzare i muscoli
  • Preservare le articolazioni
  • Allungare la muscolatura
  • Rafforzare cuore e polmoni

Ovviamente questo tipo di ginnastica, detta anche “dolce”, è concepita appositamente per la terza età, e va effettuata in modo lento e graduale, per non gravare sulle articolazioni e non sottoporre il fisico a sforzi eccessivi, che sarebbero controproducenti.

Lo scopo principale di questo allenamento non è quello di diventare “più belli”, ma quello di favorire la flessibilità muscolo-scheletrica, le capacità motorie ed una corretta postura, al fine di evitare infortuni in soggetti che, per forza di cose, con l’avanzare dell’età diventano meno sciolti nei movimenti.

La ginnastica per anziani, eseguita nel modo giusto, sotto la supervisione di personale esperto ed opportunamente adattata ai singoli casi, risulta fondamentale per il mantenimento dell’indipendenza e di una buona qualità di vita anche in soggetti di età molto avanzata.

Tutto questo senza considerare il fatto che chi ha praticato attività fisica per tutta la vita, arriverà alla terza età in condizioni sicuramente migliori.

Ginnastica per anziani: come e quando?

  • Per avere risultati apprezzabili, a tutte le età, l’attività fisica andrebbe praticata con costanza, rispettando sempre i propri ritmi e le proprie esigenze. A maggior ragione, la ginnastica per anziani dovrà essere caratterizzata da:
  • Movimenti lenti e graduali
  • Esercizi di respirazione
  • Esercizi di stretching
  • Esercizi di potenziamento muscolare eseguiti con piccoli carichi o in totale assenza di essi

Le sedute di allenamento non dovranno essere troppo lunghe, né troppo intense, ma andranno frequentate con costanza, possibilmente in gruppo, per farne anche un’occasione di incontro e socializzazione, che rappresenti sempre un’ottimo stimolo a perseverare negli allenamenti.

 

Esercizi di stretching post allenamento

Spesso si tende ad ignorare l'importanza dello stretching. Proviamo a capire perché è importante.

Lo stretching è un’attività che consiste nell’allungare la muscolatura prima e dopo un sessione di attività fisica in palestra. Praticarlo in maniera costante è utile per aumentare la flessibilità e l’elasticità dei muscoli e dei tendini.

Lo stretching è utile a creare uno stato di preparazione psicofisica che ci aiuta nella prevenzione degli infortuni. Fare stretching prima di un allenamento aumenta la capacità di movimento, aiutando a  prevenire le contratture muscolari e gli eventuali fastidi dovuti allo svolgimento di attività fisica “a freddo”. Migliora anche la capacità di movimento degli arti, che è un aspetto fondamentale per chi pratica sport in cui c’è bisogno di compiere slanci di gambe e braccia, ma è utile anche nella vita di tutti i giorni.

Lo stretching permette inoltre di mantenere giovani le articolazioni, rallentando la calcificazione del tessuto connettivo, quindi è utile anche per attenuare le malattie degenerative come l’artrosi. Con lo stretching diminuisce lo stress fisico e mentale perché diminuisce la pressione arteriosa favorendo la circolazione.

Fare stretching aiuta a  migliorare la postura, questo perché tramite gli esercizi si prende consapevolezza del proprio corpo, migliora di conseguenza la propriocezione, e si tende ad assumere una postura corretta (solitamente, nel caso di postura scorretta si ricorre allo stretching posturale, che ha come obiettivo quello di migliorare la postura) .

Eseguire correttamente lo stretching in palestra non è difficile, basta semplicemente seguire alcuni accorgimenti.

Sicuramente non bisogna sforzarsi in maniera eccessiva, è importante che l’allungamento non superi la soglia del dolore. È bene eseguire gli esercizi su una superficie non troppo fredda, per questo si consiglia l’uso di un tappetino. Inoltre è necessario eseguire gli esercizi con un abbigliamento comodo, per non costringere i muscoli a fare movimenti scorretti. Infine, un altro accorgimento riguarda l’ambiente nel quale si eseguono gli esercizi, questo deve essere silenzioso in modo tale da far rilassare sia i muscoli sia la mente.

In conclusione, anche se erroneamente si pensa che fare stretching sia un’attività secondaria, in realtà è facile comprendere l’importanza che assume l’allungamento muscolare nella sequenza di esercizi. È infatti  utile sia a livello di prevenzione contro gli infortuni sia per il benessere psicofisico.

Osteoporosi e attività fisica

Si può praticare attività fisica in presenza di osteoporosi?

È auspicabile praticare tutte quelle attività caratterizzate da gesti tecnici che richiedano contrazioni muscolari intense e intermittenti. Di seguito alcuni tipi di attività fisica raccomandati ai soggetti osteoporotici:

  • la corsa (tutti i tipi di corsa, eccezione fatta per quella ad ostacoli)
  • la ginnastica posturale (applicando dei sovraccarichi)
  • il salto con la corda
  • l’allenamento in sala pesi
  • il Pilates (applicando dei sovraccarichi)
  • il sollevamento pesi

Perchè proprio queste attività?

L’obiettivo è quello di sottoporre le ossa della persona osteoporotica a dei carichi meccanici assiali importanti attraverso le contrazioni muscolari caratteristiche di un dato gesto motorio.

Infatti ogni gesto motorio richiede una sequenza coordinata di contrazioni e rilasciamenti muscolari. Delle contrazioni molto intense e intermittenti si è visto riescono a stimolare. L’osteogenesi (sintesi di nuovo tessuto osseo), nelle ossa direttamente interessate dal gesto motorio.

 

La ginnastica posturale si presenta molto duttile ai fini osteogenici in quanto non ha dei gesti tecnici da dovere seguire rigidamente per cui ogni esercizio può essere proposto mirando a ridurre al minimo il rischio d’infortuni e a stimolare la sintesi ossea in dei punti specifici. Ad esempio si può scegliere lo squat con dei pesi se l’obiettivo è quello di aumentare la sintesi ossea su colonna vertebrale e anche piuttosto che “tirate al mento con dei manubri” se invece si vuole concentrare il lavoro sulle articolazioni scapo-omerale (spalla), omero-ulnare (gomito) e radio-carpica (polso). L’utilizzo in questo tipo di attività, di pesi, come anche nel pilates, è richiesto dalla necessità di aumentare l’intensità delle contrazioni muscolari durante gli esercizi. Anche nella ginnastica posturale si punta a proporre degli esercizi caratterizzati da contrazioni intermittenti e intense per stimolare l’osteogenesi.

 

Come viene curata l’osteoporosi?

La cura dell’osteoporosi dipende dal tipo di osteoporosi (osteoporosi senile, osteoporosi pre-senile, osteoporosi idipatica giovanile oppure idiopatica del giovane adulto. La più diffusa è quella senile che interessa il 30% delle donne oltre i 60 anni e il 15 % degli uomini di pari età.

Normalmente l’osteoporosi senile viene curata attraverso la somministrazione di un ormone chiamato Calcitonina (che normalmente noi sintetizziamo) estratta dal Salmone, associata alla somministrazione di vitamina D e Calcio per via orale.

La Calcitonina viene somministrata perchè stimola l’attività degli osteoblasti i quali sintetizzano nuovo tessuto osseo. Inoltre questo ormone si è visto avere un azione lenitiva sul dolore osseo (caratteristica principale dell’osteoporosi) agendo sia a livello centrale che periferico. La vitamina D permette l’assorbimento di Calcio a livello intestinale, ne permette la deposizione a livello osseo e ne riduce l’escrezione con le urine.

A che età insorge l’osteoporosi?

Una delle classificazioni più utilizzate sull’eziopatogenesi (causa scatenante) dell’osteoporosi riconosce tre tipi di Osteoporosi.

Osteoporosi senile: insorge dopo i 60 anni ed è caratterizzata da una riduzione lenta nel tempo della massa ossea. Ancora non è ben chiaro se la riduzione di massa ossea sia dovuta ad un aumento dei processi di decostruzione o piuttosto a una riduzione della neoapposizione anche se si ritiene (per una serie di fattori) sia più plausibile questa seconda ipotesi. infatti durante la vita senile si riduce l’attività degli osteoblasti per una serie di fattori:

  • Riduzione del tempo in cui ci si espone al sole (l’esposizione al sole stimola la sintesi nel nostro corpo di vitamina D, fondamentale per l’assorbimento e la fissazione del Calcio nella matrice pre-ossea.
  • Riduzione della funzionalità della mucosa duodeno-digiunale con conseguente minore assorbimento di Calcio a livello intestinale.
  • Riduzioni dell’attività motoria.
  • Carente assunzione di Calcio con l’alimentazione.

L’osteoporosi senile trova scarso beneficio dalla somministrazione di ormoni sessuali estrattivi (estrogeni e androgeni) e anabolizzanti di sintesi mentre risponde meglio alla terapia con Calcitonina, vitamina D e Calcio.

Osteoporosi pre-senile: è una forma particolare di osteoporosi che insorge nel periodo subito successivo alla menopausa ma prima dell’età senile. Ha un quadro clinico quasi sovrapponibile a quello dell’osteoporosi senile. A differenza di quest’ultima trae maggiore beneficio dalla terapia con ormoni sessuali e anabolizzanti di sintesi. Questo tipo di terapia farmacologica ormonale viene utilizzata solo in questo tipo di osteoporosi. Il problema di questo tipo di terapia è legato sia al fatto che presenta una serie di possibili controindicazioni gravi (riduzione della funzione epatica, alterazioni della funzionalità renale, malattie trombo-emboliche e altri) sia che al fine di mantenere la sua efficacia, la terapia deve essere protratta per molti anni (5-10) dal periodo immediatamente successivo alla menopausa.

Osteoporosi idiopatiche: chiamate idiopatiche perchè non se conosce la causa scatenante, vengono classificate ulteriormente in “osteoporosi giovanile” e osteoporosi del giovane adulto”. La prima è caratterizzata da fragilità ossea con rischio di fratture durante il periodo di accrescimento osseo. Tali fratture tendono a consolidarsi male e quindi a dare origine a malformazioni una volta ultimato lo sviluppo osseo. L’altro segno caratteristico è il colore bue delle sclere. Una volta ultimato l’accrescimento le fratture diventano eccezionali. La seconda invece è caratterizzata anche essa da un’accentuata fragilità ossea ma, a differenza di quella giovanile, per l’aggravarsi dell’osteoporosi il rischio di fratture permane anche nell’età adulta.

Come viene diagnosticata l’osteoporosi?

L’osteoporosi viene diagnosticata grazie ad un esame chiamato MOC (Mineralometria Ossea Computerizzata) effettuato, generalmente, attraverso la tecnica DEXA (Dual Energy X-ray Absorpiometry). Questa tecnologia diagnostica, non invasiva, permette di valutare la “massa minerale ossea” e la “densità ossea” con un buon rapporto tra precisione della misurazione e costo dell’esame.

 

Denti e postura: quale correlazione?

Quando il nostro corpo prova un dolore, di qualsiasi tipo, tende a difendersi alterando la postura in maniera momentanea. È una reazione assolutamente naturale. Il problema sorge quando la causa del dolore iniziale non viene trovata e il disturbo non viene, quindi, curato. In questo caso, infatti, la postura alterata momentaneamente diventa la norma e di conseguenza altererà altre parti del corpo, generando altri problemi.

In base a questi studi, si è scoperto che esiste una correlazione tra denti e postura quindi è molto importante non sottovalutare mai i dolori che riguardano solo una determinata zona del corpo.

Per curare questi problemi, solitamente, ci si affida alla gnatologia, una branca dell’odontoiatria, che insieme alla posturologia si occupa dei rapporti tra la nostra postura e le altre parti del corpo.

 

Denti e postura: cosa causa al nostro corpo una malocclusione

Una malocclusione, ossia la scorretta chiusura delle arcate dentarie, o un’anomalia dell’articolazione temporo-mandibolare(ATM), che connette mandibola e cranio, comportano anche una scorretta posizione della testa e della colonna vertebrale.

Conseguentemente, una malocclusione può essere la causa basilare non solo di disturbi ai denti, quali carie, piorrea, gengiviti e scorretta masticazione, ma anche di:

  • Dolori muscolari e articolari;
  • Emicrania e cefalea;
  • Sciatalgia;
  • Ernia del disco;
  • Gonalgia;
  • Tendiniti;
  • Disturbi del sonno;
  • Dolore durante la masticazione;
  • Strani click all’apertura e chiusura della mandibola.

Certo, fare un elenco completo è quasi impossibile poiché i disturbi possono essere davvero tanti e, se non si risolvono con terapie specifiche, allora è il caso di rivolgersi ad uno specialista di ortodonzia che, attraverso dei test ben precisi, può scoprire se esiste una correlazione tra la patologia di cui si lamenta il paziente e problemi ai denti.

 

Postura corretta al pc

Siamo sempre più sedentari: lo studio, il lavoro e anche lo svago ci portano a passare molto tempo seduti alla scrivania o davanti al computer. E' utile conoscere le linee guida per stare seduti nella posizione giusta.

1. Mantieni la schiena ben dritta: il primo passo per una postura corretta al PC

Troppo spesso si ha la tendenza a incurvarsi e ingobbirsi lavorando al tavolo per computer. Ricorda che per avere una posizione corretta al pc, invece è molto importante mantenere la schiena dritta: la colonna vertebrale dovrebbe trovare il giusto sostegno con lo schienale della sedia. Una sedia o poltrona da ufficio di forma ergonomica presentano la caratteristica forma a S nello schienale, così che la tua colonna stia ben appoggiata. Non preoccuparti: la curva o sostegno lombare è pensata apposta per una maggiore comodità.

 

2. Rilassa le spalle e non tendere o incurvare il collo

Stare dritti non significa accumulare tensione nel corpo. Evita di stirare il collo o insaccarlo nelle spalle: tieni la testa alta, le spalle rilassate e gli occhi in linea con lo schermo del PC . Le spalle devono essere “aperte”, non chiuse e anteriorizzate. Una combinazione collo + mascella in tensione aumenta anche il rischio di mal di testa, quindi attenzione a mantenere la corretta postura al pc!

3. Per assicurare una postura corretta al computer, regola l’altezza della sedia

L’altezza della seduta da terra è fondamentale per raggiungere una posizione di benessere, se non possediamo una sedia per postura corretta. Una sedia troppo alta non permette di appoggiare i piedi a terra, mentre una sedia troppo bassa ti obbligherà a contorsioni e movimenti innaturali. Le sedie operative devono essere regolabili in altezza per permettere a persone di statura diversa di lavorare comodamente alla scrivania oltre che ottenere una postura corretta davanti al pc. L’altezza ideale permette di mantenere un angolo retto fra sedile e schiena e fra gambe e pavimento.

4. Appoggia bene i piedi a terra: la base per una postura sana

A proposito di gambe, cerca di non accavallarle (o almeno alternare la gamba accavallata) per non compromettere una buona circolazione venosa. La posizione migliore è quella con i piedi ben appoggiati a terra: quando stai seduto, le gambe devono formare un angolo di 90 gradi; se la distanza della seduta da terra non lo permette, un poggiapiedi ti sarà utile.

 

5. Una postura corretta al PC passa anche dai polsi

Altro elemento da non sottovalutare è la posizione che assumono i polsi mentre utilizzi la tastiera. Le sedie per computer sono in genere provviste di braccioli regolabili, così che tu possa adattarli all’altezza del ripiano di lavoro per cercare di ottenere la corretta postura al computer. Con le spalle rilassate, i gomiti devono formare un angolo di 90-100 gradi ed essere allineati con i polsi. E dato che utilizzare a lungo il mouse può portare a irrigidire le dita, ti consigliamo di sgranchire la mano di quando in quando.

6. Ricorda di mantenere la giusta distanza fra occhi e schermo

Sia per la salute della vista, sia per non sforzare il collo e la parte superiore del corpo, è necessario stare alla giusta distanza dallo schermo del computer. Fra monitor e occhi dovresti mantenere una distanza che va dai 50 agli 80 cm: dipende anche dalle dimensioni dello schermo.

7. La postura corretta al PC va integrata con gli esercizi giusti

Infine, ricordiamo che il benessere della schiena e del corpo dipende da vari fattori, e che stare seduti a lungo anche se manteniamo la postura corretta al pc può compromettere la nostra salute. Per questo è bene fare una pausa ogni due ore circa di attività: distogliere gli occhi dallo schermo, sgranchire le membra, fare due passi e includere nella routine quotidiana una serie di esercizi appositi per chi lavora in ufficio. È molto importante la posizione seduta corretta schiena sia per il nostro benessere mentale. Ebbene sì perchè è dimostrato che stando comodi, oltre che evitare problemi alla schiena, e di salute in generale, la nostra produttività (e il nostro umore!) migliorano. La corretta postura della schiena e della testa quando si sta seduti è fondamentale per evitare dolore e stanchezza. Ovviamente una persona riposata renderà molto meglio in ufficio di una persona stanca e dolorante. 

 

Sistema respiratorio e ginnastica respiratoria

Respirazione e Diaframma

Il sistema respiratorio è composto dai polmoni, che rappresentano la sede degli scambi gassosi, e dalla pompa che serve per ventilare i polmoni stessi. La pompa è costituita dalla cassa toracica, dai muscoli respiratori che la muovono e dai centri nervosi che ne controllano i movimenti. Il lavoro di pompa è regolato dai centri respiratori situati nel midollo allungato. I muscoli interessati sono il diaframma e i muscoli intercostali esterni ed interni, i parasternali intercondrali, gli scaleni, e gli sternocleidomastoidei.

Il diaframma è formato da tre parti:

la porzione costale, costituita dalle fibre muscolari che sono attaccate alle coste intorno al fondo della gabbia toracica;

la porzione crurale, fatta dalle fibre che sono attaccate ai legamenti lungo le vertebre;

il centro tendineo, nel quale si inseriscono le fibre costali e crurali. Queste ultime, passando da ciascun lato dell'esofago, possono comprimerlo quando si contraggono. Il centro tendineo è anche la parte inferiore del pericardio. Le porzioni costali e crurali sono innervate da parti differenti del nervo frenico e possono contrarsi separatamente. Per esempio, durante il vomito e l'eruttazione, la pressione intra-addominale è aumentata dalla contrazione delle fibre costali, ma le fibre crurali rimangono rilasciate, permettendo al materiale di passare dallo stomaco nell'esofago.

Oltre al diaframma, gli altri principali muscoli inspiratori sono gli intercostali esterni, che decorrono obliquamente in basso e in avanti da ogni costa a quella successiva. Le coste ruotano facendo perno posteriormente sull'articolazione costo-vertebrale, e quando i muscoli intercostali si contraggono, esse, che sono inclinate in basso e in avanti, vengono sollevate in una posizione più orizzontale; lo sterno viene allora spinto in avanti, e il diametro antero-posteriore del torace aumenta. Anche il diametro trasversale aumenta, ma in misura minore. Tanto il diaframma quanto i muscoli intercostali esterni possono, da soli, mantenere un'adeguata ventilazione in condizioni di riposo. La sezione del midollo spinale sopra il 3° segmento cervicale è fatale se non si interviene con la respirazione artificiale, mentre non lo è una sezione sotto l'origine dei nervi frenici (segmenti cervicali 3-5); per contro, nei pazienti con paralisi bilaterale del frenico, ma con innervazione dei muscoli intercostali intatta, la respirazione è un po' faticosa ma sufficiente. Gli scaleni e gli sternocleidomastoidei sono muscoli inspiratori accessori che concorrono a sollevare la gabbia toracica nella respirazione profonda e faticosa.

Quando i muscoli espiratori si contraggono, si ha diminuzione del volume intratoracico ed espirazione forzata. Gli intercostali interni hanno questa azione perché decorrono obliquamente in basso e posteriormente, da una costa a quella sottostante, per cui tirano in basso la gabbia toracica quando si contraggono. Anche le contrazioni dei muscoli della parete addominale anteriore aiutano l'espirazione, sia perché tirano la gabbia toracica in basso e all'interno, sia perché aumentano la pressione intra addominale, che spinge in su il diaframma.

 

Inspirazione

Consiste nella dilatazione della gabbia toracica che, in grazia del sistema pleurico, comporta la dilatazione del polmoni e il richiamo di aria nell'albero bronchiale e negli alveoli. Nella respirazione normale l'attività è a carico quasi esclusivamente del diaframma. Con un intenso sforzo inspiratorio, la pressione intra pleurica può scendere fino a -30 mmHg, producendo una espansione (inflazione) dei polmoni molto maggiore alla norma. Quando la ventilazione aumenta, anche lo svuotamento (deflazione) dei polmoni aumenta, per l'entrata in attività dei muscoli espiratori che riducono il volume intra toracico.

Espirazione

Il flusso dell'aria che esce dai polmoni è determinato dalla diminuzione del volume del torace. Si tratta in gran parte di un fenomeno passivo dovuto alla natura elastica dei tessuti cartilagenei, dei polmoni stessi e delle pareti addominali. Ciò permette la riduzione senza intervento muscolare. Solo l'espirazione forzata richiede un notevole sforzo muscolare. La ventilazione mantiene la normale concentrazione dell'O2 e della CO2 nel sangue alveolare, attraverso un passaggio di questi gas dagli alveoli ai capillari sanguigni per diffusione. La perfusione corrisponde al flusso ematico polmonare che è dato dalla frequenza cardiaca per il volume sistolico dell'atrio destro. Il rapporto tra ventilazione e perfusione dovrebbe essere lo stesso in tutto il polmone. La differenza tra le pressioni parziali dei gas respiratori nel gas espirato e nel sangue arterioso sistemico è una misura dell'efficienza della funzionalità polmonare.

 

Esercizi di Respirazione

La maggior parte degli esercizi sotto descritti dovrebbero essere eseguiti in un luogo sufficientemente riscaldato e tranquillo e richiedono l'impiego di uno o più sacchetti di sabbia del peso di 3 kg. 

GINNASTICA DIAFRAMMATICA

Posizione supina con le ginocchia piegate, porre le mani sull'addome all'altezza del diaframma. Inspirare profondamente gonfiando l'addome, trattenere il respiro per alcuni secondi, quindi espirare completamente comprimendo l'addome con le mani. Ripetere l'esercizio lentamente 20 volte.

Posizione supina gambe piegate, porre il sacchetto di sabbia sull'addome. Inspirare profondamente alzando il sacchetto con l'addome, trattenere il respiro per alcuni secondi, poi espirare completamente abbassando il sacchetto. Ripetere l'esercizio 30 volte.

Posizione seduta mani sull'addome, inspirando gonfiare l'addome, mantenere la posizione alcuni secondi quindi espirare profondamente comprimendo con le mani l'addome. Ripetere l'esercizio 30 volte.

In piedi posizione eretta mani poste sull'addome, inspirare profondamente gonfiando l'addome, mantenere la posizione per 10 secondi quindi espirare comprimendo l'addome con le mani. Ripetere 30 volte l'esercizio.

Sul fianco posizione di decubito laterale destro, la gamba destra è piegata, le mani poste sull'addome inspirare gonfiando la cavità addominale; trattenere il respiro alcuni secondi quindi espirare comprimendo con le mani l'addome. Ripetere 25 volte l'esercizio per lato.

Esercizio analogo  al precedente con l'aggiunta di un  sacchetto di sabbia sull'addome  Ripetere 30 volte l'esercizio per lato.

GINNASTICA COSTALE

Supini gambe piegate, mani poste sul torace, inspirare alzando il più possibile il petto; trattenere il respiro alcuni secondi, quindi espirare comprimendo il torace con le mani. Ripetere l'esercizio 30 volte.

Esercizio analogo  al precedente con l'aggiunta di un  sacchetto di sabbia sul torace. Ripetere l'esercizio 30 volte.

Variante al precedente esercizio aggiungendo il movimento delle braccia che in fase inspiratoria sono portate verso dietro, in fase espiratoria ritornano lungo i fianchi. Ripetere l'esercizio 25 volte.

Sul fianco destro con il sacchetto posto sullo stesso fianco, inspirare portando il braccio sinistro verso dietro e sollevando il sacchetto di sabbia; trattenere il respiro per alcuni secondi poi espirare abbassando l'arto superiore ed il sacchetto. Ripetere l'esercizio 20 volte per parte.

Fitball: addominali più forti e benefici per la schiena

La fitball può essere utilizzata per allenare addominali e schiena: non è l’attrezzo più semplice da tenere in casa, eppure permette di eseguire esercizi utilissimi.

 

La fitball nasce in ambito chinesiologico e riabilitativo, salvo poi spopolare nel mondo del fitness al femminile. In effetti la sua forma sferica ed instabile lo rende un attrezzo versatile e divertente, dalle numerose applicazioni. In palestra oppure in casa – sebbene non sia l’attrezzo meno ingombrante che si possa acquistare – permette di realizzare delle varianti interessanti dei più classici esercizi, potenziando i muscoli in maniera dolce e graduale. Esistono fitball di diverse dimensioni e la scelta dev’essere proporzionata all’altezza del soggetto che andrà ad utilizzarla. In linea di massima, una donna alta tra 1,65 e 1,75 metri deve optare per una palla del diametro di 55 centimetri.

 

Lavorare sull’addome non potrebbe essere più naturale, anche se bisognerà mettere alla prova il proprio equilibrio. Mani a terra e glutei verso l’alto, i piedi si poggiano sulla palla in quello che viene definito lo stability montagna: scendere con un ginocchio alla volta verso il pavimento, senza farsi mai scappare la fitball (2 serie da 20 per ogni gamba). Utilissimo anche il crunch twist: con la schiena poggiata sulla fitball, si eseguono degli addominali laterali portando il gomito destro verso il ginocchio sinistro e il gomito sinistro verso il ginocchio destro. Ripetere l’esercizio per 2 serie da 40 secondi ciascuna può rappresentare un buon punto di partenza. 

Quello della posizione errata è uno dei maggiori rischi quando si allenano gli addominali a terra. Con la fitball invece lavorano intensamente e in modo corretto i muscoli antagonisti e agonisti, per mantenere l'equilibrio sulla palla.

Merle, young entrepreneur from Estonia- Merle, giovane imprenditrice dall'Estonia

So, for a month now I've been living in Palermo, Sicily and I thought I'd share why am I here 🌴

Last spring a friend of mine told me about an exciting program - Erasmus for Young Entrepreneurs (EYE). So basically if you have a company younger than 3 years, you can apply and find a host with more experience in your field. Then you go to them and work together. Erasmus will give you scholarship and that's how easy it is. (Check it out - applying much recommended). So I applied and didn't find anyone in fitness field.

Then, just a few days before I started work at TransferWise, I got an email from an agency in Sicily proposing a host in Palermo 🍊. It was just what I was looking for and we agreed. Fortunately, I work at the coolest company ever, so TransferWise allowed me to work remotely for 2 months so that I could have this awesome experience. So grateful for that! (Thanks, Dom)

Everything about the program and my stay here has been so much better than I ever expected. My host PosturaMente mainly focuses on postural (lumbar/cervical) issues and works with people in all ages. What I've seen, from ages 3 to 92. So needless to say, I'm learning a lot and have gotten relief to my own upper back and neck issues as well (all caused by too much sitting) - thanks to the postural gymnastics classes.There is a wide variation of people with different backgrounds who have found their way to this center and gotten help. I really like the mindset and principles Agnese and Marilisa have - that everything is related and you have to look at the body as a whole and that so many issues just come down to breathing and letting go of the "problem" in your head.

But what do I do here? They also have a class for people who want to improve their overall fitness level. That's where I come in. I help them develop a program for conditioning/strength trainings and teach technique of various exercises. The co-operation process has been very organic and natural and I really enjoy doing personal training sessions to my awesome hosts. It's just great. I guess I got lucky to have found them because it's amazing how welcomed I have felt from day 1.

I have to say that after a rather stressful year 2018, I really needed a break and to get away from having 90% of my days fully scheduled to the minute. Working 2 jobs and dealing with stress is a bit too much and I knew from the beginning that it won't be sustainable. 

Now I feel like myself again - I have time to workout myself, to read books, cook, sleep 8-9h each night and each week I have a completely off day as well with nothing scheduled. That's how it should be. I feel great, my stress level is as low as possible, I feel rested and I can see my body recovering from the stress as well. I'm healthy, rested and full on energy. And I guess the weather here is helping as well ☀️ But to get here, I had to remove myself from my regular environment.

If you haven't signed up for EYE yet, do it!

Come camminare bene senza commettere errori

«Camminare è assolutamente la migliore ginnastica che ci sia», assicura il professor Paolo Maraton Mossa, uno dei massimi specialisti di Chirurgia del piede in Italia. «È un’attività soft, adatta a tutti, gratuita e preferibile alla corsa che, saltello dopo saltello, rischia di danneggiare cartilagini e articolazioni».

Basterebbe una mezz’ora al giorno per garantirsi una lunga lista di benefici. Nell’immediato, l’umore migliora (si sprigionano le endorfine, le famose molecole antistress), il metabolismo accelera, la pressione cala e si riattiva la circolazione perché, come spiega il professor Mossa, «il movimento stimola la compressione dei cuscinetti venosi sotto la pianta del piede, aiutando il sangue a risalire verso il cuore e contrastando ristagni, gonfiori e vene varicose».

Nel lungo periodo, è un’assicurazione sulla vita: chi cammina abitualmente si ammala meno di diabete, depressione, Alzheimer, tumore (per seno, prostata e colon anche la prognosi è più favorevole), osteoporosi, infarto e ictus. 

 

1) Scegli le scarpe giuste. «Devono essere comode e di buona qualità, fabbricate con materie naturali, come pelle, cuoio o tela, cucite e non incollate», raccomanda Mossa. Scarpe così durano: è il caso di cambiarle dopo circa 800 chilometri. «Per tutti i giorni, il tacco ottimale è quattro-cinque centimetri. Scarpe troppo alte, indossate a lungo, alterano la postura e possono causare metatarsalgia, cioè dolore plantare; quelle a terra, come le ballerine o le sneakers “da basket”, potrebbero generare tendiniti. D’estate, meglio optare per i sandali chiusi davanti per scongiurare microtraumi all’avampiede. No a infradito (frequenti le distorsioni) e scarpe a punta (la contrattura delle dita rischia di produrre deformazioni, come l’alluce valgo). Alcuni modelli con suola “a gondola”, oscillante, aiutano a bruciare più calorie, ma sono controindicati agli anziani. Infine: acquistate le calzature di pomeriggio, quando i piedi sono più gonfi».

 

2) Vai scalzo, se possibile. Non c’è scarpa paragonabile al piede nudo. A casa o in spiaggia, approfitta per camminare come mamma ci ha fatto. «Occhio però a infezioni, come micosi e verruche, e ferite».

 

3) Cammina per casa. Il tempo è brutto? Vai su e giù per il corridoio, passa l’aspirapolvere, fai le scale: ogni scelta vale. «Ma rinunciate alle pattine! Sono deleterie dal punto di vista ortopedico», avverte il nostro specialista. «Un buon compromesso sono i calzini antiscivolo. A una certa età, però, bisogna indossare zoccoli o pantofole chiuse e avvolgenti».

 

4) Sterrato è meglio. Rispetto all’asfalto, un prato o un terreno accidentato obbliga il baricentro a regolarsi continuamente, esercitando la funzione dell’equilibrio.

 

5) Fai stretching. Se hai intenzione di affrontare un sentiero piuttosto impegnativo, per esempio in montagna, allunga la muscolatura per una decina di minuti prima di partire. «È una manovra che aiuta a sentire meno la fatica e previene gli strappi».

6) Trova il tuo passo. In generale, una buona andatura corrisponde a circa 100 passi al minuto. 

 

7) Controlla la postura. Ecco, in sintesi, la tecnica per camminare correttamente: tenere testa dritta e sguardo rivolto in avanti; collo e spalle rilassati; schiena verticale, non arcuata; braccia libere, che seguono il movimento delle gambe; addominali leggermente contratti; piede che scorre dal tallone alla punta.

 

8) Mai senz’acqua. Porta sempre con te una bottiglietta d’acqua naturale. «L’idratazione migliora l’omeostasi, cioè il benessere globale dell’organismo».

9) Attento alle slogature. Sai qual è il rimedio della nonna contro le storte? Un bendaggio imbevuto nell’albume d’uovo. Contro il gonfiore agisce il ghiaccio. Ma se il dolore è forte, ci vuole il Pronto soccorso.

 

10) Rilassa i piedi. Dopo lo sforzo, quel che davvero serve è un bel pediluvio.

Ernia del disco: sintomi, esercizi e cure

La spina dorsale, anche chiamata colonna vertebrale, è un complesso composto da 26 ossa chiamate vertebre. Tra le vertebre sono presenti dischi morbidi riempiti di una sostanza gelatinosa; su questi dischi appoggiano le vertebre, che vengono così tenute in posizione.

Con il passare degli anni i dischi possono andare incontro a rottura o degenerazione e questo causa

la perdita della loro capacità di ammortizzazione

ed eventualmente la comparsa di mal di schiena.

Ernia del disco è il nome che viene dato a questo processo, che identifica quindi un danno al disco intervertebrale; il disco va incontro a uno spostamento che può causare un’irritazione dei nervi vicini, con la conseguente comparsa di dolore alla schiena e sciatalgia.

 

 

Che differenza c’è tra protrusione ed ernia del disco?

Si parla genericamente di discopatia quando si verifica un’alterazione dello spessore o della posizione dei dischi intervertebrali, ma in base alla modalità e alla gravità del danno possiamo distinguere due casi:

  • Protrusione discale: La protrusione è la forma più comune ed è causata dalla fuoriuscita del disco dal suo spazio naturale; il risultato è un dolore che spesso decorre lungo il nervo sciatico (nella parte posteriore della gamba), oppure lungo il nervo crurale (nella parte anteriore della coscia e a livello dell’inguine).
  • Ernia del disco (oggetto di questo articolo): Quando si verifica una rottura del disco, si assiste alla fuoriuscita del nucleo polposo contenuto, che invadendo le strutture limitrofe diventa causa di compressione delle radici nervose con conseguente comparsa di infiammazione e dolore.

Si può guarire spontaneamente dall’ernia del disco?

Un disco erniato generalmente migliora con un trattamento conservativo e non sempre è necessario ricorrere ad un intervento chirurgico.

 

In caso di protrusione discale e presenza di una piccola ernia, l’aumento del tono muscolare della schiena che si può raggiungere attraverso un percorso di ginnastica e miglioramento della postura è in grado di permettere almeno una parziale regressione della protruzione.

 

Diversi fattori rendono più suscettibili ad un’ernia discale:

  • Età. Le ernie del disco sono più comuni nella mezza età, soprattutto tra i 30 e i 50 anni, a causa della degenerazione legata all’invecchiamento dei dischi.
  • Ad essere colpiti sono gli uomini due volte di più rispetto alle donne.
  • Fumo. Fumare tabacco aumenta il rischio di ernia del disco, perché diminuisce i livelli di ossigeno nel sangue, privando i tessuti del corpo di nutrienti vitali e riducendo così l’elasticità del disco.
  • Peso. Il peso corporeo in eccesso è causa di stress supplementare sui dischi nella regione lombare.
  • Altezza. Essere alti aumenta il rischio di ernia del disco. Gli uomini più alti di 180 centimetri e le donne più alte di 170 centimetri sembrano avere un rischio maggiore di soffrire di un’ernia discale.
  • Una posizione seduta tenuta per lunghi periodi, per esempio durante la guida.
  • Pratica del sollevamento pesi.
  • Gravi lesioni alla schiena, come ad esempio una caduta o un incidente stradale.

 

Diagnosi

In molti casi la diagnosi è possibile che venga formulata dal medico curante o dallo specialista attraverso la valutazione dei sintomi e della storia clinica (anamnesi); durante la visita il medico avrà poi la possibilità di verificare:

  • postura,
  • riflessi,
  • forza muscolare,
  • capacità di camminare,
  • sensazioni avvertite a livello degli arti.

Potrebbe poi procedere ad alcuni test ambulatoriali, tra cui:

  • Test di flessione della coscia a gamba tesa, in cui il paziente è sdraiato o seduto e il medico lentamente alza le gambe (una alla volta) per valutare se la manovra sia causa di dolore. Questo test è fatto per provocare un modesto allungamento dei nervi della spina dorsale che, che pressati da un disco, diventano causa di dolore e formicolio.
  • Pressione sul nervo, in cui il paziente piega dolcemente la testa in avanti e lateralmente, mentre il medico applica una lieve pressione. Anche in questo caso, se compaiono dolore e/o formicolio, è probabile che ci sia un disco che preme sul nervo.
  • Nella maggior parte dei casi non sono necessari ulteriori test perchè i sintomi tendono a regredire e sparire entro un arco di tempo variabile da 1-3 mesi; se così non fosse si procederà a ulteriori approfondimenti per individuare l’esatta localizzazione dell’ernia del disco e valutare eventualmente la funzionalità nervosa.
  • Elettromiografia ed elettroneurografia
  • Risonanza magnetica (MRI)
  • Tomografia computerizzata (CT)

 

 

Nella maggior parte dei casi i sintomi connessi all’ernia del disco miglioreranno lentamente attraverso il ricorso a:

  • riposo,
  • esercizio fisico,
  • farmaci.

I tempi di recupero sono mediamente di 4-6 settimane, ma prima di valutare trattamenti invasivi si aspetta in genere 3-6 mesi.

È importante precisare che l’intensità del dolore, almeno nel caso delle patologie della colonna vertebrale, non correla strettamente con l’entità dell’ernia sottostante, quanto piuttosto con la specifica sede o con il grado di infiammazione nervosa sottostante; se infatti il fenomeno degenerativo interessa un canale che vede il passaggio di una radice nervosa (tipico è l’esempio del nervo sciatico), la sintomatologia sarà severa ed estesa anche alle gambe.

Proprio per questa ragione una protrusione localizzata in una sede “sensibile” può essere associata a una maggior violenza dei sintomi rispetto a un’ernia.

Anche alla luce di questa considerazione gli approcci terapeutici devono essere personalizzati in base al singolo caso e, seppur la chirurgia rimanga ad oggi il trattamento curativo e risolutivo per eccellenza, non sempre rappresenta la prima indicazione da proporre al paziente, riferendoci ovviamente a quel gruppo di soggetti in cui la terapia antidolorifica/antinfiammatoria farmacologica ha smesso di avere un soddisfacente rapporto rischio-beneficio.

Riposo notturno e postura

 

 

Alzarsi al mattino con il collo e la schiena indolenziti? Formicolio nelle braccia? Sono alcune delle situazioni tipiche che ci rendono il sonno poco ristoratore e quando ci svegliamo, anziché sentirci riposati, sembriamo reduci da una notte di lavoro estenuante.

È importante dedicare al sonno i giusti spazi e strumenti, perché è una porzione di vita fondamentale, durante la quale diamo la possibilità a tutto il nostro organismo di rigenerarsi per essere in grado di affrontare una nuova giornata.

Può sembrare scontato ribadirlo ma letto e guanciale devono essere strumenti di prima scelta: è necessario che siano progettati per fornire il giusto sostegno alle curvature naturali del corpocervicale, dorsale e lombare. Un materasso troppo molle o troppo rigido, a fasce indifferenziate o un cuscino troppo alto o troppo basso possono fare molta differenza e rappresentare la prima causa di risvegli dolorosi.

 Le posture del sonno sono varie e non tutte salutari. Fisioterapisti ed Osteopati consigliano di mantenere una posizione supina, con un cuscino sotto le ginocchia per garantire il corretto rilassamento delle fasce muscolari e scheletriche della schiena e un guanciale sotto il collo per il giusto supporto cervicale.

Questa è sicuramente la postura che consente maggiormente un appoggio del corpo senza compressioni a danno di organi interni, degli arti superiori, delle spalle e della testa.

 

Purtroppo chi dorme in posizione supina spesso è soggetto a russare; molti non appena si distendono a letto hanno bisogno di raggomitolarsi su un fianco in posizione fetale, per riscaldarsi e rilassarsi; altri sono talmente stressati che quando vanno a letto si girano e rigirano dal fianco destro al fianco sinistro.

Con alcuni accorgimenti possiamo “correggere” le posture scorrette. Infatti con cuscini non troppo alti è possibile compensare il modo in cui preferiamo addormentarci. La posizione fetale per esempio può essere sostenuta con un piccolo cuscino tra le ginocchia per non schiacciare le gambe fra di loro;il cuscino che sorregge il collo deve essere invece più alto per mantenere allineata la testa allo sterno.

Gli stessi strumenti devono essere adottati anche nella posizione a tronco, quella allineata su un fianco; addirittura sarebbe opportuno un terzo supporto basso da posizionare sopra la cresta iliaca a sostegno del punto vita in prossimità delle vertebre lombari, ma è pur vero che non possiamo riempirci il letto di cuscini!

A fronte di queste possibili variabili dobbiamo però evitare la posizione a pancia in giù: la postura prona prevede infatti di mantenere le braccia verso l’alto, generalmente sotto il cuscino, con un inarcamento della schiena sia a livello lombare sia a livello cervicale e l’aggravante di una dolorosa torsione del collo.

 

L'importanza del movimento e i benefici per corpo e mente

Con attività motoria (o fisica) si intende una qualsiasi forma di movimento che determini un dispendio di energia; questa ampia categoria, dunque, comprende quelle inferiori di sport, esercizio ed educazione fisica. Sebbene generalmente tutti sappiamo in cosa consista l’educazione fisica (cioè un’attività svolta in ambito scolastico con finalità sia specifiche sia educative trasversali), non tutti hanno una chiara distinzione in mente della differenza che sussiste tra l’esercizio fisico (cioè un’attività fisica strutturata che mira a benefici per la salute) e lo sport (un caso specifico di attività fisica dove ciò che conta non è tanto la salute della persona che lo pratica ma la sua prestazione, dunque un’attività motoria per sua natura competitiva, agonistica). A questo punto non risulterà difficile comprendere che l’affermazione nota a tutti “lo sport fa bene” non possa che essere una mezza verità, poiché lo sport è solo una delle possibili forme di attività motoria e generalmente anche quella più rischiosa.

 

Perché è importante il movimento?

Alcuni esempi di beneficio sulla salute fisica sono: l’aumento della forza, della resistenza, della flessibilità, della velocità, dell’equilibrio, della densità ossea, ma anche il miglioramento del sistema immunitario, lo sviluppo di abilità e il miglioramento delle prestazioni fisiche. Questi benefici, inoltre, sono stati riscontrati in diversi studi anche nelle popolazioni di individui con disabilità cognitive e relazionali (come l’autismo). Le ricadute positive di un’attività fisica costante, però, sono state individuate anche sullo sviluppo cognitivo: alcuni esempi sono l’aumento delle capacità mnemoniche, delle abilità cognitive logico-matematiche e di quelle di lettura, l’innalzamento dell’attenzione e il conseguente miglioramento delle prestazioni scolastiche. Questi ultimi dati, dunque, ci permettono di sfatare un altro mito molto condiviso e cioè quello secondo la quale, chi è bravo a scuola (i cosiddetti “secchioni”) non è altrettanto bravo negli sport e viceversa. Infatti, questi risultati positivi possono essere riscontrati solamente nel caso in cui il soggetto pratichi un’attività motoria costante nel tempo, che permetta al suo organismo di sviluppare un numero maggiore di connessioni sinaptiche nel cervello.

Un ulteriore aspetto che è necessario conoscere dell’attività motoria riguarda i benefici che possono essere ottenuti anche a livello psicologico. L’attività fisica e il movimento, infatti, comportano il rilascio, da parte del corpo, di alcuni ormoni (come dopamina, serotonina ed endorfina) che agiscono direttamente sull’umore, sull’ansia e sul dolore e comportano un benessere psicofisico.

Più precisamente:

La Dopamina stimola la voglia di fare e la voglia di interagire e porta a sperimentare condizioni di piacere. Se presente in dosi elevate conferisce vitalità, gioia di vivere, spirito di competizione.

La Serotonina regola il ciclo di sonno-veglia e agisce come rilassante e come antidepressivo.

Le Endorfine hanno una funzione analgesica, che permette di sopportare maggiormente le situazioni di dolore, ed eccitante, che comporta una percezione dello stato di piacere.

Non bisogna stupirsi, dunque, del fatto che spesso l’attività fisica venga prescritta dai medici per far fronte ad alcune malattie quali la depressione. Inoltre, bisogna sottolineare anche come l’attività motoria favorisca un miglior controllo su ansia, emotività e comportamenti negativi, il senso di autoefficacia, la costruzione di un’immagine positiva del proprio corpo e l’autostima.

 

Quali sono le conseguenze di una vita sedentaria?

Nel caso in cui la valutazione dei benefici non sia sufficiente a comprendere l’importanza del movimento, è bene prendere in considerazione anche i rischi derivanti da una vita sedentaria. Un primo dato che può permetterci di comprendere quanto sia dannosa la vita sedentaria è l’inserimento della stessa nella categoria delle “cattive abitudini” da parte dell’Istat, al pari di fattori come l’obesità e il fumo; il dato allarmante, però, è che la sedentarietà sembra provocare un numero ancora maggiore di morti rispetto agli elementi appena presentati. È stato dimostrato, infatti, che la sedentarietà e la mancanza di movimento hanno un impatto negativo sulle principali cause di morte quali: alcune forme tumorali, malattie neurodegenerative (come il morbo di Parkinson), problematiche cardiovascolari.

Postura e stretching

Lo stretching posturale rappresenta un validissimo aiuto per tutti coloro che ogni giorno devono fare i conti con i dolori provocati dai muscoli del corpo tesi e contratti.

Nonostante i nostri mille impegni lavorativi, riuscire a ritagliarsi qualche ora da dedicare al proprio benessere diventa ogni giorno più importante.

Sono ormai migliaia le persone che hanno compreso i benefici del movimento fisico e studi recenti hanno dimostrato che le persone attive vivono in maniera più armonica e soddisfacente e che, al contrario, alcune problematiche legate alle cattive condizioni di salute di un individuo sono da imputare anche alla mancanza di attività fisica.

Ma cosa centra in tutto ciò lo Stretching? Lo stretching, che letteralmente significa allungamento, funge da anello di congiunzione tra la vita sedentaria e quella attiva preparandoci al movimento. E' una pratica relativamente semplice, ma deve essere effettuata in maniera corretta. Un' applicazione sbagliata può arrecare più danni che benefici. Per questo motivo è necessario apprendere le giuste tecniche.

Fare stretching correttamente vuol dire attuare un allungamento rilassato e prolungato, non doloroso, per almeno 30 secondi; quello errato, troppo spesso attuato, consiste nel compiere molleggi, allungamenti dolorosi o esercizi protratti per un tempo troppo breve.

Non occorre essere un atleta per praticare esercizi di stretching, tutti possono effettuarli ma, soprattutto all’inizio, bisogna farlo con moderazione perché si deve dare al proprio corpo modo di adattarsi gradatamente all’attività fisica.

Le posizioni che assumiamo per gran parte della giornata provocano spesso posture errate per il nostro corpo, ma riuscire ad alleviare ai dolori che ne conseguono è davvero semplicissimo, non vi resta che trovare un po’ di tempo ogni giorno ed il gioco è fatto!

Iniziate con calma, ma siate costanti perché non è possibile trovare o ritrovare la forma in pochi giorni. Solo in questo modo imparerete presto a godere del movimento, perché il fascino dello stretching risiede nella capacità di metterci in sintonia con i nostri muscoli.

Cause e sintomi della tendinite al polso

La tendinite al polso è un problema piuttosto diffuso, in grado di interessare il benessere di tantissime persone. Conosciuta comunemente anche con il nome di “morbo di Quervain”, dal nome del medico ortopedico svizzero che descrisse per primo in maniera approfondita e separata la malattia, è una patologia che colpisce i due tendini estensori del pollice nel passaggio della guaina tendinea a livello del polso.

 La tendinite del polso non è altro che una fastidiosa condizione determinata dall’infiammazione dei tendini individuati pochi istanti fa, o la loro compressione. In seguito a tale evento, i tendini determinano una sensazione di fitto dolore e di gonfiore lungo il lato del polso verso il pollice. Il dolore non è quasi mai costante, ma generalmente tende ad aumentare quando si afferra un oggetto, quando si stringe il pugno, o ancora quando si ruota il polso e quando si muove il pollice.

Cause della tendinite del polso

La tendinite del polso tende a manifestarsi quando si è soliti utilizzare in maniera eccessiva e sbagliata il polso: per questi motivi colpisce spesso le donne in gravidanza e chi soffre di artrite reumatoide. Sebbene la lista delle determinanti e dei fattori di rischio che sono alla base dell’insorgenza della malattia sia molto lunga, possiamo riassumere nei seguenti elementi i principali fattori che possono contribuire alla nascita della tendinite: un già ricordato utilizzo ripetitivo e sbagliato il mouse (non è un caso che recentemente la patologia sia stata ribattezzata anche con la denominazione di “mal di mouse”), la gravidanza, l’artrite reumatoide, alcune attività lavorative come la dattilografia, che sollecitano molto il polso, le donne che hanno appena avuto un bebè e sono portate a tenerlo spesso in braccio. Più in generale, rappresentano un rischio per il polso e per l’insorgenza della tendinite tutte quelle attività che comportano un iper-funzionamento dei tendini.

Sintomi della tendinite del polso

Ben noti e tipici sono i sintomi più comini nei pazienti colpiti dalla tendinite polso, e che dovrebbero far sorgere il dubbio dell’insorgenza di questa malattia, con interruzione dell’attività alla base del disturbo e il consulto con un medico esperto. Tra i principali sintomi ricordiamo la possibilità di avvertire un dolore localizzato nella sezione della guaina che viene attraversata dai tendini (ovvero, dal lato del polso verso il pollice), la crescita ossea a livello della guaina, un evidente gonfiore a livello della guaina tendinea, lo sviluppo di una cisti contenente liquido. Ancora, possono rappresentare dei sintomi che possono contraddistinguere la tendinite al polso la difficoltà di movimento di questa parte del corpo e, in particolar modo, del pollice. Si tenga conto, per chiarire ulteriormente il quadro dei principali sintomi, che il dolore tende ad aumentare quando si sforza il polso o il pollice cercando di afferrare un oggetto o muovendo il mouse. Purtroppo, non è detto che il dolore compaia lentamente: a volte può presentarsi all’improvviso e in misura molto incisiva, mentre altre volte è lieve e graduale.

 

Quando si manifestano i primi sintomi tipici della tendinite al polso, è buona norma condividerli con il proprio medico al fine di arrivare a una diagnosi puntuale della patologia, spesso effettuata sulla prima analisi in studio e, contemporaneamente, con il c.d. “test di Finkelstein“: si pone cioè il pollice contro la mano del medico, facendo un pugno con le dita chiuse sopra il pollice, e poi piegando il polso verso il mignolo.

I benefici della ginnastica posturale

La postura si riferisce all'allineamento e al posizionamento del corpo rispetto alla forza gravitazionale. Se stiamo in piedi, seduti o sdraiati, la gravità esercita una forza sulle nostre articolazioni, legamenti e muscoli e una buona postura comporta la distribuzione della forza di gravità attraverso il nostro corpo.

La postura influenza attività quotidiane come camminare e correre, ma anche saltare, sollevare pesi o eseguire altre attività. Grazie ai suoi numerosi vantaggi, come la facilità di movimento, il buon equilibrio della forza muscolare e la flessibilità, il corretto posizionamento della colonna vertebrale è l’ideale anche per il corretto funzionamento degli organi interni. Non solo: sedersi e stare in piedi con un adeguato allineamento posturale consentirà di lavorare in modo più efficiente con meno fatica e con meno sforzo sui legamenti e sui muscoli.

Con una costante e regolare ginnastica posturale si ottengono un deciso miglioramento della mobilità delle articolazioni e una più ampia elasticità del tessuto muscolare. La ginnastica posturale è ottimale non soltanto per coloro che abitualmente soffrono di dolori di schiena, ma anche per coloro che vogliono prevenire questo tipo di dolori. Dolori alle spalle o al collo o alla schiena si possono infatti prevedere ed è importante prenderli in considerazione soprattutto per coloro che per lavoro passano la maggior parte della giornata seduti o in piedi.

Una buona posizione, in piedi o da seduti, favorisce il benessere dell'organismo e ci rende più aperti verso il mondo che ci circonda.

Vivere con una cattiva postura può essere una cosa pericolosa, tanto che gli squilibri dei muscoli e dei legamenti che ne derivano possono portare a problemi come:

  • dolore cronico del collo e della spalla
  • lesioni a piedi, ginocchia, anche e schiena
  • mal di testa
  • rigidità muscolare
  • affaticamento e stanchezza
  • atrofia muscolare e debolezza
  • respirazione difficoltosa
  • problemi di digestione
  • sciatica
  • sindrome del tunnel carpale